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Studiosi e Testimoni (i “giusti”)


Questa sezione è dedicata alle voci di quelli che si battono contro l’occupazione coloniale della Palestina, di quelli che in Israele e fuori, ebrei e non, hanno rifiutato di chiudere gli occhi e hanno preso la parola, per pronunciare essenzialmente un sonoro “No!”. Sono paragonabili a quelli che in ogni epoca hanno interrogato la realtà con onestà e rispetto e hanno agito responsabilmente, ognuno secondo le proprie possibilità. Qui ci sono scritti che sono il frutto di anni di studio o di giorni di impegno concreto e totalizzante, sono interviste o articoli o diari che restituiscono la vitalità e la verità delle coscienze, o sono saggi che cercano in profondità i segni delle storie, tutti divenuti indispensabili.

In particolare sono qui presenti quegli studiosi di varie discipline che si sono applicati a comprendere i fatti e gli eventi che, nell’arco di un secolo e mezzo, hanno portato alla costituzione nel 1948 dello stato d’Israele a spese della popolazione che abitava la regione della Palestina, senza che potesse nemmeno essere costituito, a tutt’oggi, uno stato separato per questa popolazione palestinese, come previsto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, già il 29 novembre del 1947, con la Risoluzione 181. Tutti, studiosi e testimoni, hanno accettato di confrontarsi in ultima analisi con quello che è il “cuore di tenebra” dell’Occidente, la struttura coloniale della civiltà occidentale, interrogandosi con sincerità riguardo ai propri stessi sentimenti e pensieri più radicati.




SEZIONI:




Per leggere una selezione di articoli d’informazione e di riflessione tradotti in italiano, sintonizzatevi sul lavoro del collettivo di volontari   ZEITUN.




Ilan Pappé

Abbiamo anticipato nella Home-page una intervista molto importante di settembre 2024 allo storico israeliano Ilan Pappé.

Nato nel 1954 ad Haifa da famiglia ashkenazita tedesca, trasferitasi negli anni ’30 in Palestina per sfuggire alle prime persecuzioni naziste, Pappé si laurea all’Università Ebraica di Gerusalemme nel 1978 e poi si reca ad Oxford per studiare storia. Il suo dottorato di ricerca, che consegue nel 1984, approfondisce il tema della politica estera britannica verso il Medio Oriente.
Infatti, a partire dai primi anni ’80, molti documenti classificati vengono resi accessibili agli studiosi dai governi britannico e israeliano. Pappé si dedicherà negli anni successivi allo studio del periodo della nascita dello stato di Israele e dell’espulsione e della fuga dei palestinesi dalla propria terra, in particolare nel ’48-’49. Dal 1984 al 2006 è docente di storia presso il Dipartimento di Storia del Medio Oriente e il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Haifa. A causa delle sue posizioni estremamente critiche verso il governo israeliano e della sua adesione alla Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel, il rettore dell’Università di Haifa chiese pubblicamente che Pappé scegliesse volontariamente le sue dimissioni dall’università mentre anche alla Knesset (il Parlamento israeliano) veniva pronunciata una richiesta di licenziamento dal ministro dell’educazione.
Alla fine, nel 2007 Pappé sceglie di abbandonare definitivamente il suo paese per esiliarsi volontariamente in Inghilterra ed attualmente insegna storia nella Facoltà di Studi umanistici, Arti e Scienze sociali dell’Università di Exeter e afferisce all’Istituto di Studi Arabi ed Islamici; è inoltre direttore dell’European Centre for Palestine Studies dell’Università di Exeter.

1)   Di alcuni dei suoi libri, pubblicati in Italia, si è già detto. In particolare, raccomandiamo ancora quel libro indispensabile, “Brevissima storia del conflitto tra Israele e Palestina”, pubblicato da Fazi Editore. L’ultima sua opera è in realtà un corposo volume di 600 pagine pubblicato in giugno 2024 da OneWorld Publications (Londra), “Lobbying for Zionism, on Both Sides of the Atlantic” (non ancora tradotto in italiano); un libro che ha richiesto anni di lavoro. Pappé lo ha presentato a Londra presso la Cordoba Foundation. Abbiamo estratto la presentazione di Pappé in quell’incontro, ecco il video. Si tratta di un documento molto interessante, per cui abbiamo provveduto alla trascrizione e alla traduzione in italiano: questo è il file.

2)   Importanti sono due articoli di Pappé pubblicati di recente, il primo per la New Left Review (21 giugno 2024, London UK), Il collasso del sionismo e il secondo per Al-Jazeera (Opinions, 7 ottobre 2024), Israele dopo il 7 ottobre. Consigliati.


Francesca Mannocchi

Introduciamo qui una giornalista e scrittrice coraggiosa, Francesca Mannocchi, che fa della sua professione un impegno civile: sempre in partenza per i luoghi difficili e martoriati della nostra contemporaneità, dove la storia si fa sofferenza e dove solo una profonda umanità può permetterle di avvicinarsi.. per raccontare fatti e persone con disarmante sincerità.
Cercheremo di mostrare il suo lavoro e la sua testimonianza preziosa attraverso i suoi servizi televisivi più importanti.

Immediatamente dopo l’attacco in territorio israeliano del 7 ottobre 2023 da parte di 2–3 mila miliziani delle brigate combattenti, affiliate ai movimenti politici principali della Striscia di Gaza (Hamas, Jihad islamico ed altri), Israele sigilla la Striscia e scatena una distruzione umana e materiale senza precedenti nella storia più recente. A nessun giornalista è permesso di entrare nel territorio di Gaza. Francesca Mannocchi parte immediatamente per Tel Aviv e per la Cisgiordania. Dopo i primi collegamenti in video in ottobre nella trasmissione “Propaganda Live” de LA7, una volta rientrata in Italia presenta di persona i suoi servizi.
Il 3 novembre 2023, Francesca mostra i primi 4 servizi. Non possiamo nascondere che è stata una grande emozione. Qui per comodità sono suddivisi in 2 parti: Parte_1 (32 minuti) e Parte_2 (22 minuti e mezzo).
Nella Parte_1 viene mostrato un primo servizio da Tel Aviv, dove c’è un presidio permanente dei parenti degli ostaggi sequestrati dai miliziani di Hamas; ci sono anche i sopravvissuti ai raid nei kibbutz che erano molto vicini al confine con la Striscia di Gaza. Questi kibbutz (in realtà, al plurale è kibbutzim) erano abitati per lo più da pacifisti, non ostili ai palestinesi. Un secondo servizio, assai breve, è senza parole: sono immagini girate da un operatore palestinese a Gaza City, in un ospedale, tra le vittime dei pesanti bombardamenti dell’IDF (Israel Defense Forces, l’esercito israeliano). Fa impressione vedere gli edifici ancora in piedi. Il terzo servizio mostra la vita a Hebron (Al Khalil per i palestinesi). Viene raccontata da un gruppo di ragazzi e da alcuni abitanti soggetti alle pesanti restrizioni da parte dell’esercito e alle continue violenze e umiliazioni da parte dei coloni. La città, la maggiore della Cisgiordania, è divisa in 2 parti, H1 e H2: è opportuno dare un’occhiata alla mappa_1 e alla mappa_2. Nelle mappe sono chiaramente visibili i molteplici insediamenti colonici, quelli incastrati nel mezzo della Città Vecchia e quello, ben più ampio, di Kiryat Arba (quasi 8 mila abitanti) che incombe ad Est. A Kiryat Arba vive Itamar Ben-Gvir e vi è sepolto Baruch Goldstein, dei quali avremo modo di parlare ancora ( ora è disponibile nella pagina iniziale il LINK ad un ottimo documentario su Arte.tv). Gli abusi dei coloni vengono costantemente monitorati dalla Ong israeliana B’Tselem, “Il Centro di informazione israeliano per i diritti umani nei territori occupati”; a questa dedicheremo un focus particolare.
Francesca manifesterà un’attenzione crescente alla realtà dei coloni, che ci permetterà di comprendere meglio questo gruppo così importante della popolazione israeliana (la parola inglese è più precisa: settlers, “quelli che si insediano”). Nella Parte_2 viene mostrato il quarto servizio, dalla città più a nord della Cisgiordania, Jenin, e più precisamente dal suo campo profughi: qui sono soprattutto i bambini a parlare.